In grado di accogliere altri 1000 profughi

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In grado di accogliere altri 1000 profughi

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Nel centro di Sos Ticino di Chiasso c’è un bambino che piange. Fa parte di una famiglia afghana appena arrivata, che attende d’essere sistemata in una delle strutture gestite dall’associazione. Sono giorni d’attesa nei centri ticinesi d’accoglienza per profughi. Dopo l’allarme lanciato da Berna, con la progressiva chiusura della rotta balcanica, e con Austria, Germania, Danimarca e Svezia che hanno indurito le loro politiche d’accoglienza, il flusso potrebbe ripartire dal sud. Dall’Italia e dunque alla frontiera di Chiasso potrebbe riprendere la pressione. Quanti ne arriveranno? “Cento, duecento, ma anche mille migranti in più rispetto a quelli che già abbiamo accolto, per noi non saranno mai un problema”, spiega Cristina Del Biaggio, ticinese, geografa delle migrazioni all’Università di Ginevra e dirigente dell’associazione Vivre ensemble, che si occupa della politica dei rifugiati. “Anche perché – aggiunge – seppure arrivassero mille persone in più non resterebbero a Chiasso. Ma con la chiave di riparto federale, che per il Ticino è del 3,9 per cento sul totale nazionale, verrebbero distribuite in altri cantoni. Poi, è vero che la rotta balcanica s’è inceppata, ma è altrettanto vero che noi come Svizzera nel 1999, con la crisi nel Kosovo, siamo riusciti ad accogliere oltre 40mila profughi”.

Oggi il Ticino ha complessivamente a carico 2.033 persone in procedura d’asilo. Di cui 1.074 ammessi provvisoriamente. Nel centro di registrazione e procedura federale di Chiasso, in quello di Losone e a Biasca e Stabio, ci sono in totale circa 300 asilanti. “Ne giungono e ne partono in continuazione – spiega il direttore Antonio Simona – ma non siamo ancora alla saturazione, siamo arrivati anche a ospitare sino a 500 persone”. Nei due centri della Croce rossa di Paradiso e Cadro, che come Sos Ticino invece agisce su mandato del Cantone, ci sono circa 150 persone. Altre 350 sono invece nelle pensioni e negli hotel, 45 nei due centri di Peccia, 40 al centro della Protezione civile di Camorino e il resto negli appartamenti privati. “Nelle nostre strutture l’occupazione è sempre al cento per cento – spiega Josiane Ricci, direttrice della Croce rossa svizzera sezione del Sottoceneri – e noi cerchiamo di gestire l’accoglienza nel migliore dei modi. Ora si attende questo aumento dei flussi e siamo pronti a fare la nostra parte, nell’ambito sempre del mandato che ci ha assegnato il Cantone. Chiaramente come Croce rossa noi siamo per l’accoglienza, e su questo valore crediamo molto. Fare di più si può sempre, si tratta tuttavia di vedere come e con quali strumenti si deve affrontare un’eventuale emergenza, ma su questo noi non possiamo intervenire, decidono Berna e Bellinzona”. Anche Sos Ticino attende istruzioni. “Noi – spiega la direttrice Chiara Orelli – abbiamo un preciso mandato dal Cantone per quanto riguarda la gestione degli alloggi individuali, ma non per quelli collettivi”.

Per le associazioni, la situazione per ora è nella norma. Ma il Consiglio federale ha già deciso che a fronte di un eventuale aumento dei flussi migratori, i cantoni potranno requisire i centri della Protezione civile ed i rifugi per alloggiare i nuovi arrivati. Il consigliere di Stato Norman Gobbi, ha poi spiegato che le strutture del Dipartimento delle istituzioni sono già al lavoro. “Se davvero ci sarà una emergenza – spiega ancora Del Biaggio – sarà anche un test per vedere se il nostro sistema d’accoglienza così centralizzato e statale sarà ancora capace di reggere bene l’onda d’urto”.

mspignesi@caffe.ch

 

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