Author Archives: Vane

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Persone, non numeri

Il Mediterraneo è diventato un cimitero all’aperto: dal 2000 il numero delle vittime ha superato le 35.000 unità. E nessuno sa quante siano esattamente quelle lungo i percorsi che dall’Africa subsahariana e dal Medio Oriente portano verso le coste meridionali del Mediterraneo.

Ogni anno ci troviamo di fronte al terribile conteggio delle vite andate perdute. Eppure quando parliamo di queste vittime, ne parliamo come di meri numeri. Così l’individualità unica di ognuno di loro, le speranze e sogni che li hanno spinti a migrare, sono completamente ignorati e cancellati.

Per quanto riguarda i cari che i migranti hanno lasciato, la condizione disperata in cui vivono queste famiglie non fa nemmeno parte del discorso pubblico. Queste famiglie vivono nell’angoscia senza sapere cosa sia successo al loro figlio, figlia, coniuge, genitore o nipote.

Chiediamo giustizia, verità e dignità per le famiglie. Chiediamo che:
– si diano alle famiglie risposte concrete su ciò che è accaduto ai loro familiari scomparsi;
– l’Unione Europea cessi di esternalizzare la sorveglianza delle frontiere;
– sia garantito a tutti e a tutte la libertà di movimento.

Seguiteci sul sito: https://missingattheborders.org/


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Solidarietà, un crimine?

Nel dibattito pubblico, coloro che facilitano l’ingresso o il soggiorno degli immigrati irregolari in Europa sono spesso considerati criminali o accusati di complicità con i trafficanti. Questo punto di vista è conforme al diritto svizzero. Sulla base di un confronto tra il quadro legislativo europeo e quello internazionale, questo contributo mira a dimostrare che la legge non criminalizza ovunque questi difensori dei diritti dei migranti e che a volte può anche incoraggiare la solidarietà.

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I pionieri di una politica migratoria più aperta

Quarant’anni fa, il 28 ottobre 1978, 3’000 persone si ritrovarono sulla Piazza federale di Berna per partecipare a una manifestazione organizzata dal movimento ‘Essere solidali’. Chiedevano una politica degli stranieri più umana che considerasse “lo straniero come una persona con gli stessi diritti di uno svizzero”. Come si arrivò a quel punto?

Erano considerati dei tamponi congiunturali. Negli anni 1950 e 1960, la Svizzera reclutò all’estero centinaia di migliaia di cosiddetti “lavoratori stranieri”. Si trattava di “stagionali” che avevano il permesso di soggiornare temporaneamente in Svizzera. Nel caso di una crisi economica – questa era l’idea – si sarebbero potuti rispedire nei loro Paesi di provenienza.

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I migranti sono le galline dalle uova d’oro per Salvini

L’ex presidente della Camera Laura Boldrini ospite della cerimonia di chiusura del Festival dei diritti umani

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I volti dei migranti

 

 


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Immagini e voci d’integrazione di scena al LiLu 1

La Scuola Penny Wirton dove gli studenti insegnano ai migranti raccontata nel documentario

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Penny Wirton, una scuola… anche di vita

Un luogo d’integrazione, dove liceali ticinesi insegnano l’italiano ai migranti minorenni. È la storia raccontata nel documentario in programma mercoledì al Film Festival Diritti Umani Lugano

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Immagini e voci d’integrazione di scena al LiLu 1

Un documentario racconta la Scuola Penny Wirton dove gli studenti insegnano ai migranti. A Lugano sono una sessantina gli allievi che partecipano al progetto, giunto al secondo anno.

Il documentario verrà presentato in anteprima mercoledì prossimo, 10 ottobre, alle 16 al cinema Corso di Lugano nell’ambito del Film Festival Diritti Umani di Lugano. Alla proiezione seguirà uno spazio di approfondimento.

Leggi articolo Corriere del Ticino


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I morti viventi dell’isola di Lesbo

Grecia – Emergenza umanitaria nel campo profughi, ponte tra la vicina Turchia e l’Europa

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