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Migranti dalla Svizzera in Italia: «Respingiamo anche i minori»

La denuncia dell’avvocato Bernasconi, che collaborò con Falcone: «Qui negati i diritti».

L’avvocato è uno che va subito al punto. «Tanto per essere chiari — scandisce — in Ticino è più facile ottenere un permesso di dimora o lavoro come prostituta che come richiedente asilo. C’è qualcosa che non funziona se siamo il Paese più ricco del mondo e non riusciamo a garantire i diritti fondamentali di questa gente che scappa dalla guerra, sì, ma pure dalla fame. Anche questo continuo distinguere fra bombe e pane… Perché? La fame forse è più accettabile?».

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Diritti umani sempre meno rispettati

L’intervista a PAULO SÉRGIO PINHEIRO, presidente della Commissione d’inchiesta dell’ONU sulla Siria

Oggi, lunedì 10 dicembre ricorre il 70. anniversario dell’adozione da parte dell’Assemblea generale dell’ONU della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo. Cos’è cambiato nel mondo negli ultimi decenni in merito alla difesa di questi diritti? Abbiamo intervistato Paulo Sérgio Pinheiro, dal 2011 presidente della Commissione di inchiesta dell’ONU sulla Siria e già ministro del Governo brasiliano per i Diritti umani, nonché membro della Commissione della Verità incaricata di fare luce sulle violazioni dei diritti umani avvenute in Brasile tra il 1946 e il 1988. Pinheiro ha insegnato nelle principali università americane, europee oltre che in quella di San Paolo, sua città natale.

Questa sera alle 18.30 sarà ospite di Amnesty international, Film festival diritti umani Lugano e fondazione diritti umani in una serata presso l’Hotel internazionale di Bellinzona (Viale stazione 35) nella quale parlerà dell’attuale situazione in Brasile.

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Migranti. Un patto che non convince

Corriere del Ticino, Lunedì 10.12.2018

Il Global Compact, il patto delle Nazioni Unite sui migranti, spacca i governi (per ultimo quello belga) e al summit di Marrakech che si apre oggi ci saranno parecchie sedie vuote.

Tutto è pronto per la firma dell’accordo, non vincolante, fortemente voluto dall’ONU nel tentativo di dare una risposta globale al problema delle migrazioni. Ma il summit che doveva riunire i 190 Paesi firmatari del Patto adottato a luglio a New York, ha già parecchie defezioni, soprattutto europee.

I 27 dell’Unione, che avevano a lungo parlato di negoziati «a una sola voce», ora sono divisi: le misure previste, per molti Paesi, soprattutto dell’Est, sarebbero un’ingerenza nelle politiche nazionali. E a nulla è valso l’appello dell’Unione europea ai Paesi che hanno deciso di non partecipare.

I primi a defilarsi dal Patto, nel 2017, sono stati gli Stati Uniti. Poi, a luglio scorso, l’Ungheria del premier Vitkor Orban. Da qui in poi una serie di defezioni a cominciare dal gruppo di Visegrad: Repubblica Ceca, Slovacchia, Polonia e poi ancora Austria, Bulgaria, Croazia, Israele e Australia. La Svizzera ha annunciato che non andrà al vertice in attesa di un pronunciamento del Parlamento.

Stessa posizione assunta dall’Italia, che pure aveva firmato il documento a New York, dove comunque l’argomento ha spaccato la maggioranza gialloverde. La Lega è in netto dissenso: il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, si dice contrario perché, sostiene, il Patto metterebbe sullo stesso piano «i migranti cosiddetti economici e i rifugiati politici».

Il patto sui migranti ha provocato una crisi anche in Belgio. Il primo partito della coalizione, N-VA (l’Alleanza fiamminga di destra), ha ritirato i suoi ministri dal governo in contrasto con la decisione del premier Charles Michel di recarsi in Marocco per sottoscrivere l’intesa. L’N-VA chiedeva «perlomeno l’astensione sul patto». Michel ora dovrà guidare un governo di minoranza, in vista delle legislative fissate per maggio 2019.

Il documento del Global Compact, lungo 41 pagine, è stato negoziato per oltre 18 mesi e parla di immigrazione «disciplinata, sicura, regolare e responsabile», fissando 23 obiettivi da centrare.

Ma la sfida principale è quella di creare una rete internazionale per l’accoglienza di migranti e rifugiati. Si stima che siano 258 milioni i migranti in tutto il mondo, pari al 3,4% della popolazione totale.

Secondo le cifre fornite a luglio dal segretario generale dell’ONU, Antonio Guterres, dal 2000 ad oggi sarebbero morti in 60.000: in mare, nel deserto o altrove. Dopo la firma di Marrakech, il documento passerà all’Assemblea generale delle Nazioni Unite per un’ulteriore approvazione.


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Prima dichiarazione interreligiosa sui rifugiati in Svizzera

Per la prima volta, ebrei, cristiani e musulmani in Svizzera pubblicano una dichiarazione congiunta sui rifugiati. Chiedono ai loro membri, ma anche al mondo politico, di impegnarsi concretamente per la protezione, l’accoglienza, l’integrazione e il reinsediamento dei rifugiati. La Dichiarazione interreligiosa per i rifugiati è stata lanciata il 7 novembre 2018 e si chiama “Parliamo con una sola voce!

Per maggiori informazioni, vai al sito https://www.5appelle.ch/home-fr

 


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Quale futuro per gli ex minori non accompagnati?

Quale sostegno professionale viene fornito in Svizzera agli ex minori non accompagnati nella procedura di allontanamento?

La ricerca ha analizzato pratiche sociali e psicologiche volte al reinserimento nel paese di origine. Riportiamo di seguito l’articolo di Margaux Sidler, autore di questa tesi di master in lavoro sociale, scritto per la rivista di informazione sociale REISO.

Il tema segue l’ultima edizione della rivista Vivre Ensemble, dedicata al sostegno dei minori non accompagnati.


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Asilo: è duello tra destra e sinistra

Confronto a La domenica del Corriere tra Norman Gobbi e Franco Cavalli in un faccia a faccia su elezioni e migranti. Il leghista: «I centri per rifugiati non sono prigioni»

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GIORNATA MONDIALE DELLO SCRITTORE IN PRIGIONE 2018 – 2 eventi

GIORNATA MONDIALE DELLO SCRITTORE IN PRIGIONE 2018

IL CENTRO PEN DELLA SVIZZERA ITALIANA E RETOROMANCIA, con UNIVERSITÀ DELLA SVIZZERA ITALIANA e FRANKLIN UNIVERSITY SWITZERLAND

sono lieti di invitarvi a partecipare a due incontri col

Dr. Daniel R. Mekonnen, scrittore, giurista e ricercatore eritreo

MARTEDÌ 13 NOVEMBRE 2018, ORE 18:00

L’Eritrea al centro della crisi migratoria europea:riflessioni di un difensore dei diritti umani

Università della Svizzera Italiana, Aula 21, via Buffi 13, 6900 Lugano

GIOVEDÌ 15 NOVEMBRE 2018, ORE 17:30

Eritrea in the Middle of the European Migration Crisis: Reflections of an Eritrean Human Rights Defender

Franklin University Switzerland, via Ponte Tresa 29, 6924 Sorengo

Ulteriori informazioni

 


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Come garantire una tutela effettiva ai richiedenti l’asilo più vulnerabili?

Ne parleranno Denise Graf, giurista esperta in diritto d’asilo, e Rosario Mastrosimone, giurista presso il Servizio giuridico di SOS Ticino

mercoledì 14.11.2018, 17.30–19.30, Aula A11, Palazzo rosso, Campus USI

L’appuntamento s’inserisce nel quadro dei seminari proposti dalla Fondazione Azione Posti Liberi e dall’Istituto di diritto dell’USI (IDUSI) per conoscere i molteplici strumenti di protezione giuridica ai richiedenti l’asilo previsti dal diritto della migrazione.

Ulteriori dettagli nel flyer allegato

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Il Senato approva il D.L. Sicurezza e Immigrazione. Tavolo Asilo: mancato senso di responsabilità istituzionale

Il Decreto-Legge 4 ottobre 2018, n.113, su cui il governo ha posto la questione di fiducia, introduce nella prima parte radicali cambiamenti nella disciplina dell’asilo, dell’immigrazione e della cittadinanza.

In primo luogo siamo preoccupati del passaggio dal permesso di soggiorno per motivi umanitari (pensato come clausola generale dalla precedente disciplina) ad un ristretto numero di permessi di soggiorno per “casi speciali”, che rischia di far cadere in una condizione di irregolarità le circa 140.000 persone titolari di un permesso di soggiorno per motivi umanitari, tra cui anche neomaggiorenni, esponendoli al rischio di povertà estrema, di marginalità e di devianza.

Dei casi speciali, ci preoccupa che tali permessi di soggiorno siano configurati come autorizzazioni precarie, quasi sempre non rinnovabili e non convertibili, ad esempio, in un permesso di soggiorno per motivi di lavoro. Questo significa che, dopo il primo anno di applicazione della nuova disciplina, si produrrà irregolarità e lavoro nero.

Si va dunque generando, in nome della sicurezza, un inasprimento della disciplina del soggiorno che aumenterà l’illegalità, renderà più fragile la coesione sociale, renderà più difficile per le imprese reperire legalmente mano d’opera giovane e motivata, ad esclusivo vantaggio degli imprenditori disonesti e della criminalità organizzata.

Il sistema di accoglienza pubblico Sprar viene sacrificato a favore dell’accoglienza straordinaria (CAS), che presenta standard di qualità oggettivamente inferiori a quelli dello SPRAR. Si diffondono così inoltre   grandi centri d’accoglienza collettivi.

Il decreto comporta serie implicazioni per il diritto alla salute, sia rispetto alla possibilità di accedere pienamente al Servizio Sanitario Nazionale, sia rispetto alle condizioni sociali che concorrono a determinare la salute fisica e mentale delle persone.

Appare inoltre di estrema gravità lasciare che i bambini che arrivano in Italia con la propria famiglia rimangano senza una presa in carico immediata e un’accoglienza dedicata.

Siamo invece convinti che non possa esservi davvero sicurezza senza la consapevolezza che, di fronte all’assenza di flussi di ingresso regolare e a un drastico calo degli sbarchi, occorre favorire al massimo l’integrazione e non avventurarsi in norme che rischiano di allargare l’irregolarità.

Il Tavolo Asilo guarda dunque con grande preoccupazione al mancato senso di responsabilità istituzionale nelle politiche sull’immigrazione.

In particolare consideriamo inutile e sbagliato impegnare risorse per l’allungamento  della detenzione amministrativa degli stranieri, provvedimento che in passato ha già dimostrato di essere inefficace.

Nel contempo le politiche di promozione dell’integrazione vengono sacrificate, sottraendo risorse umane e finanziarie.

Per la stessa protezione internazionale sono previste procedure basate solo sulla celerità, che riducono lo spazio del diritto d’asilo, senza garantire un giusto procedimento e in molti casi senza nemmeno consentire l’ingresso del richiedente asilo sul territorio nazionale.

Ci preoccupa anche l’aumento delle pene detentive motivate solo dalla irregolarità del soggiorno per coloro che sono stati respinti od espulsi.

Infine ci preoccupa la grave involuzione di civiltà giuridica rispetto alle procedure per l’acquisto della cittadinanza.

Appare infatti fortemente discriminatoria la decisione di determinare in ben 48 mesi il termine per la definizione delle domande di cittadinanza da parte di persone residenti in Italia già da molti anni.

Purtroppo, con la votazione della fiducia, nessun dibattito in aula è stato possibile al Senato. Tuttavia continuiamo a sostenere che per il bene del Paese e la sicurezza di tutti non conviene aumentare l’irregolarità ma rafforzare i percorsi di integrazione.

Fonte: https://www.asgi.it/


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Newsletter ODAE-Suisse ottobre 2018

Votazione del 25 novembre: no all’iniziativa dell’SVP per l’autodeterminazione.

Decisione del Tribunale amministrativo federale in linea di principio: i curdi turchi sono ormai vicini al PKK oggetto di un sospetto generale?

Revoca dell’ammissione temporanea di cittadini eritrei: allontanamento nonostante la mancanza di prove di un miglioramento della situazione dei diritti umani in Eritrea

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